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Mettiamoci la faccia: il cittadino può dare i voti alla Pubblica Amministrazione con terminali touch screen

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Ieri, nell’ambito della “giornata nazionale dell’innovazione” è stato presentato, dal ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione Renato Brunetta, il progetto ”Mettiamoci la faccia”.

digital signage touch screen brunetta

Uno smile sorridente, uno imbronciato e uno neutro: tre faccine che permetteranno di esprimere un giudizio attraverso terminali touch screen sull’operato degli impiegati. La finalità di tale progetto è quella di promuovere la customer satisfaction nei servizi pubblici attraverso l’utilizzo di interfacce emozionali (i cosiddetti emoticon), raccogliendo in tempo reale la soddisfazione del cittadino-utente.

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Parigi insorge contro il pannello che…spia!

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 Parigi sembra opporsi alla tendenza ormai in ascesa di utilizzare telecamere e appositi software per monitorare l’attenzione dedicata a certi messaggi, siano essi statici o dinamici, posti in luoghi pubblici o privati. Da un articolo su Repubblica emerge infatti una certa preoccupazione per questi pannelli, al momento 4 nella stazione Etoile, che dovrebbero diventare 400 entro giugno e 800 in autunno.

L’oggetto del dibattito non è tanto il pannello, quanto le telecamere collegate ad un software che, pur senza memorizzare alcuna immagine, sono in grado di misurare l’audience, ovvero “contare” i passanti, memorizzare il tempo di attenzione dedicato al pannello, distinguendo tra uomini e donne con un’affidabilità intorno al 90%.

 Giustamente il cittadino è perplesso, a maggior ragione se vede una videocamere quasi “nascosta”, perché non gli è dato di sapere per quale utilizzo sia stata collocata proprio lì! Forse se dichiarassero che non vengono memorizzate le immagini ma viene effettuato un semplice conteggio, dunque il dato archiviato è un numero e non lo sguardo più o meno attento dello sventurato, le acque potrebbero calmarsi.

Di certo anche per il nostro Garante della Privacy presto il problema si dovrà analizzare, per tracciare delle linee guida inizialmente “consigliate” e poi, speriamo, trasformate in leggi a tutela della Privacy.

Credo, in ogni caso, che una pubblica utilità in un sistema del genere potrebbe esserci, in particolare se applicata alle bacheche di un certo tipo, cartacee o elettroniche. Se potessero misurare, ad esempio, l’attenzione che dedichiamo ai led posti in autostrada con messaggi tipo “GUIDATE CON PRUDENZA”, una volta capito che hanno solo uno 0,002% di attenzione forse proverebbero a darci informazione del tipo “Attenzione, rallentamenti tra 2 Km per cantiere”….. no?

 Ai poster….i l’ardua sentenza!


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Digital Signage…dove non ve l’aspettate!

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Out-of-home in-restroom advertising: Go with the Flow

Certo, ci sono momenti nella vita nei quali vorremmo semplicemente rilassarci, posso anche capire che il tempo di permanenza in tale situazione abbia una durata più o meno standard (dipende da quanto lavorano i reni e da quanto abbiamo bevuto), tuttavia…non credo che osservare un incendio in un display sia proprio il massimo, voi che ne dite?


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Digital Signage? Si, ma non troppo cool, parola di Paco Underhill!

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Emotional Digital Signage! ISE 2009

Questa foto mostra un esempio di applicazione “cool” del Digital Signage, l’ho scattata all’ISE, sono stati utilizzati 4 Plasma Panasonic 103″ in formato portrait, in verticale, ciascuno dei quali mostrava la ripresa di uno dei componenti di un gruppo musicale, il tutto con il sottofondo della musica prodotta dal gruppo.

L’effetto era certamente notevole ma, secondo il guru Paco Underhill, che della “shopping Experience” ha fatto una scienza vera e propria, attenti ad essere troppo COOL, potrebbe non funzionare! Su un articolo pubblicato su Digital Signage Today, vediamo alcune delle sue raccomandazioni, con le quali concordiamo al 100%!  Il nostro linguaggio “visivo” si sta evolvendo molto più velocemente rispetto al parlato. No question, ovvero…non c’è dubbio, provate a dare un’occhiata ai video caricati su youtube dagli adolescenti e poi, se siete coraggiosi, provate ad ascoltare i loro discorsi magari ad una fermata dell’autobus! Quale dei due linguaggi per loro è più evoluto? E’ importante però rendersi conto che se da una parte la nostra abilità di processare immagini non è mai stata così avanzata, dall’altra siamo davvero “bombardati” da comunicazioni visuali, ergo…siamo molto ma molto stanchi!

Molto Digital Signage, continua il mitico Paco, sembra più una tecnologia in cerca di un’applicazione…ed è qui che Paco rileva il fattore “cool-uncool” (suona malissimo in italiano, eh?)! Sembra che siamo più attratti dalla tecnologia, messa in bella mostra, e meno attenti alla scelta ed alla creazione del contenuto! Vero! 

Oggi la risorsa che più scarseggia è il tempo, ancora più del denaro, Paco dixit. Quelli che disegnano in-store media hanno una certa incapacità di valutare che nella nostra testa c’è sempre un orologio che scandisce i limiti del nostro tempo. Perché, quindi, ostinarsi a fare passare nel Digital Signage, spot da 30 secondi? E, soprattutto, per chi?

Infine, pare che tutti cerchino l’applicazione “universale”, insomma il contenuto da uno a molti in modalità broadcast…peccato però che che dovremmo cercare di essere più attenti agli interessi “locali”. Il contenuto rilevante in una certa zona potrebbe essere assolutamente inutile in un’altra area.

Vediamo, in sintesi, le osservazioni di Paco Underhill sui problemi del Digital Signage:
- troppa tecnologia…si guasta facilmente!
- Il cliente si annoia facilmente
- Attenzione al posizionamento dei display!
- Il budget viene quasi sempre focalizzato sull’hardware, e poco sul software!
- Non ci sono sufficienti customizzazioni per il mercato “locale”
- Il segnale audio…può indurre il personale a gesti estremi (cosa fareste voi se lo stesso loop di 8 minuti si ripetesse per 10 ore al giorno?)


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