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Prendeteci sul serio!

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A: “Ciao! Cosa fai nella vita?”
B: “Mi occupo di Social Media Marketing.”
A: “E da grande cosa vuoi fare?”
B: “Voglio andare avanti ad occuparmi di Social Media Marketing, o di Web Marketing, più in generale.”
A: “No, non sto scherzando, sono serio. Intendo dire cosa vuoi fare davvero nella vita?!”



Questa è una conversazione trovata su un blog, che rispecchia il problema principale di tutti coloro che si occupano di social media marketing.
La diffidenza e l’ignoranza attorno all’argomento è dilagante. Le aziende non capiscono o ingorano il potenziale, semplicemente perchè non ha seguito l’evoluzione del marketing e perchè non hanno ne tempo ne voglia di informarsi.
Il mondo tecnologico evolve a passi da gigante: negli USA sono avanti parecchio rispetto a noi, infatti Facebook e Twitter sono ormai gli standard, mentre la geolocalizzazione applicata al mobile diventa la nuova specialità.

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Il Social Media ROI* esiste: metriche e case history per non perdere la bussola

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Spesso alla domanda “Qual è il ROI del Social Media Marketing?” viene da rispondere che non c’è, o almeno non è calcolabile. Nonostante la parola, fare MARKETING sui social media riguarda più le PR online e il Brand Management che la pubblicità. Anzi, le aziende che iniziano a fare Social Media Marketing con un approccio “banner-like” che pensano basti “farsi vedere” e piazzare bandierine sui social network per vendere di più, iniziano col piede sbagliato e spesso falliscono il loro scopo.

L’obiettivo primario che si pone il Social Media Marketing non è direttamente vendere di più, ma guadagnare brand-reputation e brand-engagement, in seguito a un rapporto di scambio continuo e proficuo con i propri clienti sui Social Media (fatto di ascolto, relazione e azione). Sentirsi parte di una comunità e vivere esperienze di acquisto positive trasforma infatti i propri clienti nei migliori ambasciatori della marca: VENDERE diventa una CONSEGUENZA dell’acquisizione di reputazione e fedeltà, frutto del passaparola (o buzz) che in rete trova spazi e potenzialità molto più ampi di quelli offline. Nulla a che vedere insomma con la pubblicità.


Guadagnare reputazione e la fedeltà dei clienti, creare affinità verso il brand o l’azienda, richiedono però non solo soldi ma soprattutto tempo, visto che occorre costruire un rapporto. Per questo gli obiettivi e i risultati del Social Media Marketing sono verificabili a medio-lungo termine (non a breve come una campagna di advertising) e hanno a che fare più con la qualità che con la quantità. Tutto ciò ovviamente rende difficile un calcolo del ROI, che utilizza metriche tipiche della pubblicità e della vendita e che necessita di un nesso causale diretto: quanto ho incrementato le mie vendite a fronte di un investimento in pubblicità e comunicazione? La risposta è in questo video in cui vengono presentate alcune case histories non da poco!



*ROI – Return on investment, tradotto come indice di redditività del capitale investito o ritorno degli investimenti


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Il web marketing virale di Facebook spesso fa paura!

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Facebook ti segue ovunque, non c’è persona o articolo o blog che non ne parli, bene o male che sia.
Chi non si è lasciato contagiare dal virus? Facebook, come Internet nel suo insieme, non è altro che uno specchio della realtà, della società in cui viviamo ogni giorno e nella quale convivono migliaia di personalità e di opinioni.
Ci puoi trovare davvero di tutto e mentre condividi coi tuoi amici ciò che stai facendo puoi scegliere quale film vedere al cinema o per chi votare alle elezioni.
Lo si può usare solo per giocare ma se ne può anche sfruttare l’immenso potenziale virale che, attraverso le catene di persone, può arrivare a mobilitare l’opinione pubblica.


Si pensi ad Obama, a come abbia vinto le elezioni anche grazie ai social network, riuscendo a reclutare migliaia di volontari in tutti gli Stati Americani e a conquistare voti, ma penso anche al recente dibattito sulla qualità della vita nel territorio, che dalla piazza virtuale si è trasformato in confronto reale.
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Parliamo del marketing virale?

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Nella vita ‘reale’ non esiste un’accezione positiva del termine “virus”. Tutto ciò che è virale è cattivo, pericoloso e soprattutto infettivo. Anche nella vita ‘virtuale’ i virus non hanno una buona nomea (ricordiamo che “virus”, in lingua latina, significa “veleno”).

Esiste però un’accezione di questo termine che ha un significato affatto positivo, per lo meno nella sua declinazione di aggettivo e se sposato a una parola che tanto piace e a volte spaventa gli attori del Web: marketing.

Parlare di marketing ‘virale’ significa parlare di una strategia di comunicazione e di pubblicità che, se funziona, è a basso costo e ha affetti positivi difficilmente calcolabili.

Ma che cos’è effettivamente il marketing virale?
Potremmo dire che il marketing virale è un marketing fatto con pochi soldi che dà grandi risultati.

Forse, un’immagine è ancora più significativa di molte parole:
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