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Blogger: ci fai o ci sei?

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Di solito chi decide di diventare un blogger professionista ha già esperienze pregresse, almeno con un diario di vita digitale, però diventare un Blogger di mestiere in Italia è sicuramente più difficile che in America. Il numero di persone che legge la lingua italiana è sicuramente inferiore del numero di utenti di lingua inglese: primo punto molto critico!

Per arrivare a questa professione, si possono percorrere varie strade, ma una cosa è certa, la preparazione tecnica è indispensabile. Solo avendo queste conoscenze si può crescere, trasformando una bella idea in un sito/applicazione reale e guadagnare investendo nel blog.
Per intraprendere questo viaggio servono di sicuro tanta passione e un po’ di talento innato da comunicatore. È importante saper trasmettere attraverso le parole e in alcuni casi le immagini il proprio messaggio.
La fortuna, in tutto questo non é indispensabile, ma spesso determinante. Ci sono molti giovani di talento che meritano un posto nel cyberspazio ma non tutti ci riescono…purtroppo!

Se non si ha nessuno di queste caratteristiche forse è meglio lasciar perdere e dedicarsi a qualcos’altro perchè questa non è la strada giusta. Però se volete provare comunque a farvi strada, ci sono alcuni fattori che possono aiutarvi a raggiungere lo scopo come ad esempio: utilizzare il giusto titolo in un post, parlare di argomenti accattivanti, usare keywords interessanti e competitive. Tutti questi fattori, accompagnati da un ottima navigabilità e da un costante aggiornamento, porteranno ad un incremento notevole delle visite al vostro sito blog.

La parola d’ordine in ogni caso è coinvolgere! Porre domande alla fine di ogni post, incoraggiare i lettori a commentare e farli partecipi del vostro percorso è fondamentale.

Se quindi siete decisi ad intraprendere questa carriera, cominciate subito e tenete da conto i consigli di Strategie Digitali. Buona fortuna!


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Addio caro vecchio web libero

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Nella legge bavaglio che verrà approvata a breve in via definitiva, è contenuto un articolo che riguarda un po’ tutti.


E’ il comma 29 che recita: “Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.


Vuol dire che ogni informazione pubblicata su web che sia su siti, blog, forum, Facebook, YouTube, wiki, dovrà sottostare all’obbligo di rettifica previsto per le testate giornalistiche.
In parole povere, se a qualcuno non va bene qualcosa che avete scritto o pensa che una vostra opinione ecceda il diritto di critica, potrà contattarvi ingiungendovi di pubblicare la sua versione dei fatti. Nel momento in cui nella vostra casella di posta arriverà una simile comunicazione, partirà un conto alla rovescia: avrete 48 ore per pubblicare la rettifica. Scaduto questo termine, non avendo rispettato la legge, rischiate una multa fino a 12.000 euro.


Per la maggioranza di governo è indiscutibile che sul web non si può scrivere ciò che si vuole. Per molta parte degli utenti della rete invece, il comma non tiene conto della natura amatoriale di molti siti e blog. Juan Carlos De Martin, professore associato presso la Facoltà di Ingegneria dell’Informazione del Politecnico di Torino, parla di “Chilling effect”, definizione utilizzata negli Usa per definire leggi che sopprimono opinioni o condotte attraverso la minaccia di ritorsioni; è di certo vittima del Chilling effect un cittadino che si autocensura per timore di una penalizzazione (nel nostro caso di una multa salata).


Su Internet è in corso una campagna contro il comma 29. L’associazione Valigia Blu ha scritto una lettera aperta a Gianfranco Fini e Giulia Buongiorno: “L’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino: ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione”.


Possiamo prepararci al peggio o provare a cambiare le cose da comuni utilizzatori di internet, che preferiscono la spontaneità dell’informazione disorganizzata alla censura indiscriminata.


Info da: Il fatto Quotidiano


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Nuovo Tag Cloud nel blog di SD

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Vi piace il nuovo Tag Cloud ?

Pagina dell’autore Roy Tanck


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10 anni dopo il Cluetrain Manifesto!

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Quest’anno la nostra azienda festeggia il decimo anniversario, 10 anni di crescita, di nuove sfide, 10 anni faticosi ma ricchi di soddisfazioni, nuove esperienze, molte delle quali in grande sintonia con le 95 tesi del Cluetrain Manifesto, la cui frase a noi più cara resta ancora: “I mercati sono conversazioni”.

Qualche giorno fa, durante una delle tante navigazioni senza una rotta precisa (anzi, con una rotta precisa che come sempre viene deviata dalla magia dell’ipertesto!), mi sono ritrovata sul weblog di 01Net, leggendo un post molto interessante di Luigi Ferro, il cui titolo non lasciava dubbi: “Per le banche i mercati non sono conversazioni”. Un dato di fatto, in netta contraddizione con quanto 10 anni fa i sostenitori del Cluetrain manifesto chiedevano all’intero mondo “aziendale”.

In questi ultimi mesi la crisi economica certamente ha colpito duramente le banche e, di conseguenza, la fiducia che gli stessi clienti possono riporre in questi istituti e proprio in questa fase il web avrebbe potuto rappresentare quel canale sul quale aprirsi alle “conversazioni” dei mercati per lasciare uno spazio ai dubbi e rispondere adeguatamente alle richieste di indicazioni, rassicurazioni, informazioni da parte dei clienti.

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Italia: libero weblog in libero paese?

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Voglio segnalare un articolo dell’amico Massimo Mantellini pubblicato di recente su Punto Informatico, vale la pena leggerlo perché più che un semplice racconto di fatti è un’opinione condivisibile sulla preoccupante vicenda del sito web www.accadeinsicilia.net.  Nel sito lo storico siciliano Carlo Ruta raccoglieva testimonianze, notizie, articoli vari sulla storia recente dell’isola e dopo essere stato oscurato dalla Polizia Postale di Catania il sito è stato definitivamente chiuso (anzi, dovremmo dire censurato), per il reato di “stampa clandestina”!

Non posso che concordare con la preoccupazione espressa dal bravo Massimo Mantellini e…ai posteri, l’ardua sentenza!


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In memoria di Andrew, soldato-blogger

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Era un punto di riferimento, nel mondo dei blogger, per quel diario dal fronte iracheno così ricco di profonda umanità. Il 3 gennaio Andrew Olmsted, vittima di un’imboscata, salva due soldati americani ma perde la vita. Un blogger oltre la vita, perché prevedendo la possibilità di un non ritorno, Olmsted aveva preparato un post da pubblicare proprio in caso di morte. Sono le sue ultime parole di blogger e per rispetto, ad un soldato, un marito, ad un uomo, vi invito alla sua lettura.

Colpiscono le parole di Andrew, la sua posizione contro la guerra è forse racchiusa nel finale del suo messaggio “Se pensate che gli USA debbano restare in Iraq, non ritatemi in ballo affermando che in qualche modo la mia morte richieda la permanenza dell’America in Iraq. Se pensate che gli USA debbano andarsene domani, non citate il mio nome come esempio di qualcuno la cui vita è stata sprecata dalla nostra missione in Iraq”.