Vorrei condividere con voi una recente “customer experience” negativa, in un negozio inserito all’interno di un noto outlet (non diro’ quale outlet e quale negozio per ovvie ragioni) che tratta abbigliamento casual uomo/donna/ragazzo.
Un target misto, dunque, un’area di circa 200 mq, merce ben esposta, in vetrina un digital signage da dimenticare (con testi a corpo 10…..illeggibil, su monitor 37″), un discreto afflusso di persone all’interno ed un solo unico problema: i prezzi non erano esposti nei cartellini del prodotto, ma 3 punti di “lettura del bar code” permettevano ai potenziali clienti di prendere l’articolo e leggere il prezzo.
Spieghiamo anzitutto cos’è POPAI DIGITAL: si tratta di una costola di POPAI, nata nel maggio 2007, che si occupa proprio dei temi legati alle tecnologie digitali ed alla loro applicazione in ambito retail. Il convegno ha avuto un grande successo di pubblico, in termini quantitativi e come partecipazione attiva! Sul sito del POPAI troviamo una bella descrizione del convegno redatta da Roberto Ciacci , autore del weblog La Tv liquida, dedicato alle tv digitali (complimenti, completo e divertente!), suddivisa in due parti (la prima e la seconda).
Come socio sostenitore del Popai Digital ho assistito all’evento, apprezzando in particolare alcuni interventi. Nella prima parte della mattinata Joel Hopwood, responsabile di Tesco Screens in Dunhumby, sussidiaria di Tesco UK, ha raccontato l’esperienza della in-store TV Tesco dall’esordio sino al rilancio dello scorso anno ed il suo leit motiv è stato “In-Store TV is not television!”.



